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Realizzata interamente con la tavoletta grafica, della durata di 3 minuti circa, composta da circa 400 disegni unici.
Il titolo si rifà alla leggenda di "San Giorgio e il drago" e trova Arianna come giustiziera.
La città vive nel fumo e nel grigiore da troppo tempo, "il bianco proprio bianco non esisteva e di nero proprio nero non c'era neanche il buio della notte" è una citazione di Calvino che ho ritenuto assolutamente adatta al tema. La storia gioca su un susseguirsi di situazioni elementari: il Vecchio Drago esplode improvvisamente, Arianna spinta dalla curiosità scende in città e osserva, per caso inciampa sulla pezza di stoffa che poi raccoglie e strofina contro le pareti della grigia fabbrica; la bimba la vede e le chiede cosa stia facendo, Arianna improvvisa e si inventa il gioco "riscopri i colori" che poi si trasformerà nel claim di una ipotetica campagna contro l'inquinamento. Con l'arrivo degli altri bambini Arianna si rende conto di ciò che è successo veramente: il Vecchio Drago è morto e non fuma più, quindi la città è pronta per essere ripulita. Pur non essendo esplicito è comunque il sogno "irrealizzabile" di Arianna che fin dalle prime videate esprime la tristezza nei confronti di una mela immangiabile e di un aquilone scolorito. La conclusione è un tentativo di "colpo di scena" che vede l'aquilone come vero responsabile per la morte del Vecchio Drago. Tale fatto è sottolineato dall'ultima schermata di testo che si rivolge allo spettatore: "forse basterebbe che ognuno di noi avesse un aquilone". Abbiamo scelto l'aquilone come strumento per la diminuzione dell'inquinamento e simbolo della lotta contro l'inquinamento per via del suo forte valore simbolico: è inoffensivo e quindi apparentemente inadatto a combattere, soprattutto contro un drago. Ma, se con la sua leggerezza diventa simbolo della mente e quindi della cultura, allora si trasforma nello strumento più potente. L'ultima scena rappresenta la forza propagatrice che può avere l'aquilone (e quindi la cultura) nel restituire il colore al mondo. |
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